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rettangolino Piace a credenti e atei "Lourdes": storia di una giovane disabile - 05/02/2010
SERVIZI LOCALI  >  Piace a credenti e atei "Lourdes": storia di una giovane disabile - 05/02/2010
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Girato dalla regista austriaca Jessica Hausner, il film racconta da vicino un pellegrinaggio di gruppo nella città dei Pirenei: malati e disabili, volontari e familiari si confrontano con un presunto miracolo. Nelle sale dall'11 febbraio. Proiezioni gratuite per insegnanti e studenti disabili

ROMA - L'11 febbraio, Giornata mondiale del malato e anniversario della prima apparizione mariana a santa Bernadette, uscirà nelle sale italiane il film "Lourdes" della regista viennese Jessica Hausner. La data è stata scelta dalla Chiesa cattolica. E fino a giugno le scuole superiori di tutta la Penisola potranno usufruire di mattinate loro dedicate prenotandosi al numero verde 800-144961 (biglietti a prezzo ridotto, gratuiti per insegnanti e studenti disabili). Un modo per "riflettere su malattia, handicap e guarigione", fa notare Cinecittà Luce, che distribuisce il film. La protagonista, Christine, è una giovane donna costretta da una malattia incurabile all'immobilità, su una sedia a rotelle; partita per un pellegrinaggio a Lourdes - più per uscire da un forzato isolamento che per sentimenti devozionali - si ritrova guarita, quasi come in sogno, in grado di muoversi e camminare. "Tra i pellegrini ci sono malati e persone sane, che intraprendono questo viaggio nella speranza di trovare un conforto spirituale o perché sono alla ricerca di una guarigione corporale", fa notare la regista.

La pellicola è stata presentata con un caloroso consenso di pubblico e critica all'ultima Mostra del cinema di Venezia, dove ha ottenuto i premi "Signis" dell'Organizzazione cattolica internazionale per il cinema (per le fondamentali problematiche umane che solleva - la fede, la sofferenza fisica, la speranza, i miracoli, l'assoluto - e la notevole abilità tecnica e artistica con cui la regista spinge il pubblico alle frontiere delle aspettative terrene"), "La Navicella" della Fondazione ente dello spettacolo e Rivista del cinematografo, e "Fipresci", assegnato da una giuria internazionale di critici. Riconoscimenti sono giunti anche a Varsavia, Vienna e Siviglia. Ma è arrivato anche il premio "Brian" dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti per "la lucida analisi del fenomeno Lourdes: le motivazioni e le aspettative che muovono i pellegrini, l'atteggiamento degli organizzatori e degli accompagnatori, le strategie argomentative con cui i religiosi affrontano speranze e delusioni".

Lo spettatore viaggia insieme a Christine, scoprendo la cittadella dei Pirenei attraverso i suoi occhi, immedesimandosi "nel suo desiderio di allacciare legami sociali e affettivi con gli altri - riferisce Hausner -. Vorrebbe tornare a essere 'normale' e poter fare ciò che possono fare gli 'altri' con disinvoltura". A prendersi cura di Christine è Maria, volontaria dell'Ordine di Malta che l'accompagna ai bagni nelle vasche di acqua benedetta e alle processioni; la imbocca, la lava e la pettina, l'aiuta a mettersi a letto. E la disabile guarda la ragazza "con un pizzico di invidia. Ma Maria preferisce frequentare i suoi coetanei e talvolta tenta di sfuggire allo spettacolo della malattia", evidenzia ancora la regista, che anticipa: "La guarigione suscita ammirazione, ma anche dubbi e gelosie. Christine si aggrappa a questa nuova occasione di felicità, pur temendo che possa rivelarsi effimera". Una mattina, al risveglio, infatti, la ragazza si scopre apparentemente guarita da un miracolo. La guida del gruppo di pellegrini, un affascinante quarantenne membro dell'Ordine di Malta, comincia a mostrare un certo interesse nei suoi confronti. Ma il film riserva fino all'ultimo istante colpi di scena e capovolgimenti di prospettiva, con personaggi interpretati con spessore.

In un'intervista, la Hausner ha riferito che "alcune attrici si sono rifiutate di recitare la parte di una donna paralizzata, ritenendo che quel ruolo, non abbastanza 'sexy', avrebbe potuto nuocere alla loro carriera. Altre hanno messo in discussione il contenuto cattolico del film...". Con la protagonista, Sylvie Testud, "c'è stata una lunga fase di preparazione. Abbiamo visitato diversi centri ospedalieri per conoscere i malati e ogni visita ci ha aiutate a capire meglio la malattia - racconta -. Da un lato ci sono le preoccupazioni personali, familiari e sociali e, dall'altro, l'esperienza fisica di vivere inchiodati a una sedia a rotelle. Abbiamo anche lavorato con una fisioterapista per imparare come camminare alla fine del film. Per noi è stato estremamente interessante penetrare emotivamente in una situazione fatale, quella dell'handicap, e scoprirvi una specie di normalità e un benessere inattesi. Giorno dopo giorno la vita continua, così com'è". (Laura Badaracchi)

Fonte: superabile.it

05/02/2010

 
 
 
 
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