Ad oggi sono stati raccolti i protocolli di circa 500 persone di tutte le età e da tutto il territorio nazionale, circa 450 caregiver e più di 600 operatori. Fonte: Asca
ROMA - L'eco, suscitato dalla pubblicazione dello studio che dimostra la risposta agli stimoli di un paziente belga con disturbo della coscienza (in stato vegetativo), sottolinea l'importanza e il valore di uno studio nazionale in corso, finanziato dal ministero della Salute e coordinato dalla Fondazione dell'Istituto neurologico "Carlo Besta" di Milano. Si tratta di uno delle più grandi, innovative ricerche sulle persone in stato vegetativo e di minima coscienza, che indaga su tutte le problematiche sociali, familiari, ambientali, politiche riguardanti le persone in stato vegetativo e di minima coscienza, che vede coinvolti più di 75 centri italiani, 35 associazioni e federazioni di familiari che lavorano con persone in stato vegetativo e di minima coscienza, la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) e l'Associazione italiana donne medico (Aidm), partecipano infatti al progetto di ricerca nazionale "Funzionamento e disabilità negli stati vegetativi e negli stati di minima coscienza".
Ad oggi sono stati raccolti i protocolli di circa 500 persone in stato vegetativo e di minima coscienza di tutte le età e da tutto il territorio nazionale, circa 450 caregiver e più di 600 operatori, confermandosi come lo studio più ampio mai condotto in Italia su questo tema.
"La complessa realtà - sostiene Ferdinando Cornelio, direttore scientifico della Fondazione Carlo Besta - riguardante le persone in stato vegetativo e di minima coscienza e le loro famiglie non è stata, fino ad oggi, adeguatamente e sistematicamente indagata. I dati epidemiologici sono poco precisi, le prassi organizzative e socio-assistenziali sono disomogenee nelle diverse zone del Paese; le caratteristiche e i bisogni delle famiglie non sono mai stati indagati su larga scala, né vi sono informazioni sugli operatori" socio-sanitari. "La disabilità delle persone in stato vegetativo e di minima coscienza - aggiunge la dottoressa Matilde Leonardi - non è un problema esclusivo dell'individuo e della sua famiglia, ma un problema collettivo dove l'impegno e lo sforzo della comunità scientifica e delle politiche sociali e sanitarie possono giocare un ruolo fondamentale nel garantire e mantenere un buon livello di salute e di assistenza della persona". (Asca)
Fonte: superabile.it
08/02/2010 |