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rettangolino La nuova ferocia del «dagli al debole» - 04/03/2010
Rassegna Stampa  >  La nuova ferocia del «dagli al debole» - 04/03/2010
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A Bergamo una donna sbeffeggia una ragazza malata che neppure conosce. E a Treviso un uomo chiede al genitore di una bimba Down di «tenere a casa i mongoli». Come se, da noi, l'intolleranza verso chi è diverso non potesse più tacere, con persone incapaci non solo di sentire il meglio, ma pure di tenere chiusi almeno la bocca e i finestrini

Ancora qualche secondo e la luce verde darà il lasciapassare. Allora attraverseranno insieme la strada. Due donne sul marciapiede. Stanno parlando tra loro e intanto guardano avanti, là dove il semaforo cambierà colore. Madre e figlia sul marciapiede. La signora è una donna minuta, capelli corti biondi; la figlia avrà circa vent’anni.

Un’ultima auto passa loro davanti, rallenta. Il finestrino scivola giù, mentre la voce alla guida, gli occhi rivolti alla ragazza, le grida dietro: «Quanto sei bella». È un attimo e quella macchina è già lontana, mentre il verde reclama l’attraversamento. Ma per la madre, impietrita, è come se si fermasse il mondo, mentre, accanto a lei, la figlia si scioglie in pianto.

No, non è come sembra. Non è stata una scena di corteggiamento, per quanto maldestro e fugace. E quelle tre parole, gridate dal finestrino, nulla avevano di apprezzamento. Perché la ragazza - si chiama Francesca - viene da un ciclo di chemio e da un trapianto di midollo e i farmaci, coi loro effetti collaterali, non sono stati teneri con lei. «Forse è stata proprio la “mole” di mia figlia a suscitarle quel commento», ha scritto all’«Eco di Bergamo» la signora, rivendicando comunque, fiera, «la bellezza di mia figlia, malata di leucemia». Sì, suscitarle, perché a rallentare quell’auto, a tirare giù il finestrino e a sentirsi in dovere di umiliare una perfetta sconosciuta, in attesa di attraversare la strada, è stata una donna. A Bergamo, in Via Statuto, lo scorso gennaio.

Cambio di scena. Un tavolo allegro di sei persone dentro a un locale. Allegro perché con i genitori ci sono quattro bambini, dai tre ai nove anni. Hanno mangiato bene. E adesso mamma e papà stanno aspettando il caffè. Poi tutti si alzeranno per tornarsene a casa. I bambini hanno preso la pizza e la cameriera li ha coccolati, specie la più grande che ora è intenta a giocare con dei pezzetti di carta. La cameriera è ancora lì accanto, le sta dicendo qualche parola, quando uno dei foglietti vola via dal tavolo per posarsi su quello vicino, dove un’altra famiglia, con gli amici, sta consumando la cena. Il pezzetto di carta è finito giusto sul bordo del piatto di quell’altro padre: basterebbe un soffio per farlo volare via di nuovo, ma quello lo toglie via infastidito, sentendosi in dovere di dire a quei due genitori: «Quando si hanno dei figli mongoli è meglio starsene a casa».
I due restano impietriti come la mamma di Bergamo, poi vorrebbero gridare qualcosa, infine pensano alla figlia maggiore, una bambina Down, e no, non la vogliono agitare con una scenata. Ingoiano rabbia e dolore, come scriveranno alla «Tribuna di Treviso», ed escono dal locale. A Treviso, in una pizzeria, sempre lo scorso gennaio.

di Cesare Fiumi

Fonte: superando.it

04/03/2010

 
 
 
 
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