L’appello di mamma Emanuela: “I figli disabili non chiamateli speciali”

L’appello di mamma Emanuela: “I figli disabili non chiamateli speciali”

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Il suo bambino è affetto da tetraparesi spastica. “Anche la nostra è una vita normale”

Tra i buoni propositi per il nuovo anno si potrebbe inserire anche quello di usare con più attenzione le parole, specialmente quelle riferite a persone con disabilità: lo spunto di riflessione arriva da Emanuela Solimeno di Malnate (nel Varesotto), mamma di Luca, che ha nove anni ed è affetto da tetraparesi spastica.

Molto attenta alla tematica dell’inclusione e tra le promotrici del Parco Gioia, che verrà inaugurato la prossima primavera e diventerà la prima area gioco di Varese al 100% accessibile alle persone con disabilità, ha lanciato un appello per “finirla con questa storia dei bambini speciali”.
Un’etichetta molto spesso attribuita a suo figlio e ai suoi coetanei con varie disabilità, che però disturba non poco i familiari di questi bambini: “Da tempo mi frullava in testa l’idea di affrontare pubblicamente questo tema e così ho deciso di scrivere un post su Facebook – spiega – Vuole essere uno stimolo per tutte le persone che non vivono la nostra quotidianità e la vedono solo come una sequela infinita di ostacoli e problemi, senza riuscire a coglierne la normalità”.

Emanuela non intende certo negare che esistano delle difficoltà, “ma quelle ci sono nella vita di tutti, anche se nella maggior parte dei casi sono meno visibili di una sedia a rotelle”.Da qui la decisione di spiegare attraverso i social network, dove quotidianamente racconta anche i momenti divertenti della vita della sua famiglia, che “non sono un’insensibile.  Ho solo il privilegio di poter vivere con quello che voi chiamate ‘bambino speciale’ e di poterne constatare tutta la normalità di essere un bambino di nove anni, esattamente come tutti gli altri”.

Insomma, vivendo accanto a lui giorno dopo giorno, Emanuela Solimeno ha avuto modo di comprendere che “sono solo le esigenze di Luca ad essere ‘speciali’, perché per spostarsi ha bisogno di una carrozzina, per studiare ha bisogno di strategie alternative… e così via. In cosa è speciale Luca? Sono la sua mamma e avrei un lungo elenco, ma non è sicuramente la sua disabilità a renderlo speciale. La sua unicità sì, come quella di ogni altro essere umano”.

Fonte: Milano.Repubblica.it

04/01/2020

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