Bambini da non emarginare

Bambini da non emarginare

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FERMO. Come si possono gestire i bambini autistici a scuola? Come creare intorno a loro una rete di stimolo e di protezione, di integrazione e di possibilità? A queste e a molte altre domande si è provato a rispondere al centro per l’autismo dell’Isolachenon c’è, al Bambin Gesù, nel corso di una giornata di formazione con Paola Venuti, direttore del Dipartimento di psicologia e scienze cognitive dell’università di Trento. Spiega Valentina Minnucci, che coordina il centro fermano: «Per noi sono continue le occasioni di formazione, sappiamo che si parla di sindrome dello spettro autistico proprio per rappresentare la complessità di una problematica sempre diversa e sempre nuova. In questo caso si è parlato di autismo a scuola e dell’importanza dell’intervento di rete». Paola Venuti (nella foto piccola), una delle maggiori esperte dei disturbi dello spettro autistico, ha visitato il centro fermano e ha proposto una convenzione, per supportarne l’attività: «Ho trovato a Fermo una realtà unica in Italia – spiega la ricercatrice – non ci sono molte situazioni convenzionate con il sistema sanitario, in cui si affrontano i disturbi dell’autismo in maniera integrata, prevedendo anche un educatore a scuola, al fianco dei bambini che vengono seguiti nel percorso di riabilitazione e assistenza pomeridiana». Venuti ha sottolineato l’importanza di sostenere le famiglie, con un servizio pubblico che si fa carico dei ragazzi dal doposcuola fino al tardo pomeriggio: «E’ essenziale che ogni soggetto venga considerato come un caso a sé, troppo spesso i ragazzi autistici vengono lasciati in un angolo a scuola, come se non potessero dare nulla, come se non capissero. In realtà, hanno una testa che funziona, ma in maniera diversa, hanno potenzialità e talenti da valorizzare, sentono ma non possono comunicare. Di tutto questo occorre tenere conto, quando si progetta un intervento che sia il più possibile positivo, concreto, che possa dare qua lche risultato». Il centro autismo dell’Isolachenon c’è ha elaborato negli anni una grande quantità di materiale riferito ai casi seguiti da fornire ai ricercatori spunti a volontà: «Ho proposto alla cooperativa che gestisce il centro di accogliere due dottorandi in convenzione con l’università di Trento, proprio per certificare tutto il materiale di valutazione che è stato qui prodotto, noi possiamo dare un supporto dal punto di vista delle ricerca e della discussione dei dati raccolti, perché possano avere una certificazione scientifica e oggettivamente riconosciuta. Ho trovato una organizzazione eccellente e davvero costruita attorno ad ogni bambino, nella sua storia, nel suo sguardo che sfugge, ma facendo attenzione anche al suo vissuto, ai sentimenti, alla sofferenza dei genitori, al mondo intero di un autistico che non può comunicare ma che vive, esiste e merita di essere felice».

Fonte: Il Resto del Carlino

09/02/2018

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