“Sono un medico ma dico che l’Italia si salva solo con la scuola”

“Sono un medico ma dico che l’Italia si salva solo con la scuola”

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Parla Stefano Vicari, professore ordinario all’Università Cattolica e Primario di Neuropsichiatria infantile all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù: “La quarantena ha esasperato condizioni già presenti, come ansia e isolamento. Per adolescenti, in aumento depressione e stress post-traumatico”.

di Chiara Ludovisi

ROMA. “Io sono un medico, ma affermo senza dubbio che l’Italia per ripartire e salvarsi deve investire sulla scuola. E mi domando: si sta facendo davvero tutto il possibile per permettere ai bambini e ai ragazzi di tornare in classe?”. Stefano Vicari è Professore ordinario all’Università Cattolica e Primario di Neuropsichiatria infantile presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Conosce bene i problemi dei più piccoli e delle loro famiglie, soprattutto in presenza di disturbi dello spettro autistico o altre problematiche intellettive, relazionali, comportamentali.

Stiamo gradualmente uscendo da un periodo di isolamento: quali disturbi avete riscontrato e state riscontrando nei più giovani?
In generale, posso dire che accogliamo un numero crescente di adolescenti depressi, con ansia o sindrome post-traumatica da stress. Gli effetti variano a seconda dell’età, manifestandosi con più forza tra gli adolescenti piuttosto che tra i bambini. E cambiano anche in base al contesto e alle condizioni di base: è evidente che chi ha una famiglia armonica e una casa con ampi spazi e magari un giardino ne risentirà di meno. Poi occorre fare tre considerazioni specifiche. Primo, il Covid e il contesto che ha generato esaspera condizioni già presenti. Per adolescenti già tendenti all’isolamento, per esempio, questo aspetto si è accentuato. In presenza di disturbi d’ansia, questi si sono aggravati. La seconda considerazione riguarda i bambini con disabilità, autismo, ritardo mentale, ecc.: per loro, la quarantena in molti casi ha esasperato aspetti comportamentali come l’aggressività o l’iperattività. Ma va detto che non tutti hanno risposto negativamente. Prendiamo ad esemp io i ragazzi con autismo ad alto funzionamento, che amano stare per conto proprio; oppure tutti coloro con una fobia sociale e ansia di separazione: per loro, una situazione come quella che ci siamo trovati a vivere, è addirittura rassicurante. Ma è probabile che con il ritorno ai ritmi di vita più consueti faticheranno più di altri. La terza considerazione riguarda la scuola e gli effetti dovuti alla sua sospensione: viene a mancare infatti il ruolo educativo che questo contesto offre. La scuola infatti non ha solo una funzione didattica, ma è luogo di relazioni positive e ammortizzatore di tensione.

Oltre agli effetti che già state riscontrando, possiamo prevedere che altri disturbi si manifesteranno, tra i bambini e i ragazzi, nel futuro più o meno prossimo?
Certamente. Per molti ci sarà la fatica di riprendere ritmi sostenuti. Per chi ha un disturbo psichico, come l’autismo, dovremo fare i conti con il fatto che le terapie sono state per lo più interrotte, a parte il lavoro che abbiamo continuato a svolgere a distanza. Alcuni genitori dei bambini autistici già ci parlano di regressioni e ritorno di comportamenti problema, come iperattività, stereotipie, aggressività. Non dico che dovremo ripartire da zero, ma certo dovremo gestire queste situazioni.

Secondo Lei, bambini e ragazzi con disabilità hanno ricevuto adeguata attenzione in questo contesto?
No, registro con dispiacere il fatto che non se ne è mai parlato. Anche alla scuola ci si riferisce per lo più come luogo di custodia quando i genitori lavorano. Dovremmo invece essere consapevoli del valore e dell’importanza che la scuola ha per molti aspetti fondamentali: e pensare seriamente a farla ripartire, sempre naturalmente nella tutela della salute della popolazione, ma anche con l’attenzione che soprattutto i più fragili ci chiedono. Il benessere psicologico è il risultato di fattori biologici e quello ambientali e, tra questi, quelli di maggiore valore protettivo sono la famiglia e la scuola. Se uno di questi viene meno, sono i più fragili a pagarne maggiormente le conseguenze.

Didattica a distanza e disabilità intellettiva, un binomio difficile, ma almeno possibile?
In mancanza di alternative, anche la scuola online, così come le terapie online, sono certo meglio di niente. Io però mi chiedo se, riguardo la scuola, siano state davvero esplorate tutte le possibilità alternative. Per esempio, perché i ragazzi della Basilicata, o dei piccoli paesi, o delle città meno colpite dal contagio non possono tornare in classe? Scuola all’aperto, scuola a turni: credo che si sarebbe potuto inventare qualcosa per permettere ai ragazzi di rientrare in classe. Penso ai genitori con figli disabili, magari con un bambino autistico di 5 anni: come fanno ad andare avanti? E adolescenti autistici, giovani adulti, dove stanno? Parliamo, solo per gli autistici, dell’1% popolazione e ci sono casi drammatici, credetemi. La mia personale sensazione è che si stiano tirando i remi in barca. Temo che ci occuperemo di scuola a settembre. Mi domando: la scuola è il centro della preoccupazione di chi ci governa? Io faccio il medico ma lo dico con sicurezza: se il pae se si salva, si salva partendo dalla scuola. Come diceva Don Milani, è l’istruzione che rende liberi

Come possiamo porre rimedio, oggi e domani, ai danni che si sono procurati?
Dobbiamo fare in modo che scuola e famiglie tornino ad essere agenzia educative. I genitori oggi sono trasformati in organizzatori e vigili urbani, mentre devono essere educatori. Dall’altra parte, la scuola non deve essere dispensatrice di competenza, ma deve essere riconosciuta e sostenuta nella sua funzione di distribuzione di conoscenza e cultura. E luogo di costruzione dell’identità, perché stando in mezzo agli altri, io imparo anche chi sono.

Fonte: Redattore Sociale

09/05/2020

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